Etichetta: Trovarobato, BadPanda Records, Fresh Yo! (ITA 2015)

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DLSO / Disco Raccontato

I Only Dream To Run With You
È il brano che apre il disco e che sonorizza l’intera installazione. L’idea che si cela alla base della sua composizione è quella del movimento. L’intera opera si basa sul giro ripetuto di alcuni bambini in giostra che fissano costantemente lo spettatore.
La giostra è in negativo, quindi non la si vede e mi piaceva l’idea che fosse il brano a fare da giostra ai bambini.
Il senso è: Valerio ci mette i bambini, io la giostra.
Le possibilità in musica per creare movimento sono tantissime, ma mi sono orientato verso quella che sento più mia, ovvero la dimensione del loop, della ripetizione, che tanto amo già adoperare nella mia musica. Come fosse un carillon, il piano racconta la rotazione accompagnato da ritmiche delicate ma incisive prima, più cadenzate e ferrose poi. Il tutto incorniciato da un giro di archi semplice ma efficace uniti a dei “field cartacei” che ricordassero, almeno in maniera subliminale, il materiale utilizzato da Valerio per realizzare i fotogrammi dell’animazione.

Mono No Aware
L’intero umore alla base del brano è totalmente leggibile attraverso il titolo. Credo fortemente nell’alchimia tra il titolo ed il brano che lo ospita, inoltre amo anche la cultura e la filosofia orientale che con una semplice frase e spesso anche con un solo carattere, riescono a riassumere una serie incredibile di significati, a volte dei veri e propri mondi emotivi.
Il Mono No Aware è prima di tutto un sentimento che mette radici nel pathos riguardante la nostalgia di ciò che è stato o semplicemente per ciò che è e che non ci potrà essere.
Tutta la nostra vita è imperniata da un profondo senso di Mono No Aware, perché è consapevolezza del fatto che la vita stessa è reale in quanto tale perché trascorre.
Questo sentimento dalla sconfinata grandezza abbraccia tutte le cose, come il sorriso malinconico che taglia la faccia di un anziano al pensiero della propria giovinezza.
Ho scritto questo brano per una mostra di sculture di bambini di Valerio che pur essendo in marmo o in pietra, e quindi prossimi all’immortalità, trasudavano nei loro sguardi un profondo senso di finitezza.

Chapter II
A questo brano voglio un gran bene perché, senza che lo sapessi, è stato l’inizio di un percorso che seguo ancora adesso. Fa parte di un EP uscito tempo fa per una piccola label inglese, “Dirty Demos” e che si chiama “Le Storie che Invento non le so Raccontare” e penso che il titolo di questo lavoro sia tra le cose più azzeccate che abbia mai partorito in vita mia.
Ricordo che lo caricai sul mio myspace (quindi stiamo parlando di un po’ di tempo fa) e fu scoperto per caso da una webzine francese piuttosto seguita chiamata Seeksicksound i cui redattori lo misero sul loro canale youtube ed il video (contenente solo l’audio) divenne virale in epoca non sospetta.
All’epoca non avevo ancora un profilo Facebook e sbirciavo da quello dei miei amici per vedere chi e quanto fosse condiviso. Devo ammettere che fu una cosa piuttosto divertente.
A “Chapter II” devo molto perché è il brano da cui è cominciato tutto, anche se avevo già fatto tante altre cose, ma devo a lui i miei primissimi riscontri fuori dalla cerchia di amici o addetti ai lavori.
Mi ha dato la possibilità di conoscere, tra i tanti, Francesco Lettieri con cui condivido video e palchi e lo stesso Valerio. Anche se lui avrebbe preferito che inserissi nel disco Chapter III, ma questa è un’altra storia.

Good Intention
La buona intenzione è spesso alla base di ciò che determina un atteggiamento positivo nei confronti delle cose e di quegli obiettivi che si spera di portare a termine con successo. E devo aggiungere “mio malgrado” perché sono pessimista di natura e questo danneggia l’atteggiamento di cui sopra. Ma so essere anche profondamente risoluto quando la situazione lo richiede.
Insomma, questa è una delle mie contraddizioni, 2 anime costantemente in lotta.
Per quel che riguarda la produzione sono molto soddisfatto di questo brano, mi piacciono i suoni che ho adoperato e gli arrangiamenti e la cosa non è così scontata anche perché sono ipercritico nei confronti di tutto il mio lavoro.

It’s All Around You, Asia
Asia è una bimba di pochi mesi ed è la mia nipotina. Non è esattamente un brano che ci si aspetta per una bimba di pochi mesi, non è una ninna nanna caramellosa o un guizzo eclettico d’allegria.
Il mio, più che altro, è un augurio, un invito o una benedizione nel trovare sempre ciò che possa renderla soddisfatta di sé, anche a costo di sbatterci la testa. Sbagliare per imparare, fare un passo indietro nella speranza di farne tanti altri in avanti.
Usare solo il piano solo ed i field recordings mi è venuto naturale, ormai penso che sia la dimensione che mi è sempre più congeniale.

 

 

Valerio Berruti

Non ho mai sopportato, da artista, l’idea che le copertine dei dischi che amo di più siano nella maggior parte dei casi opere “commissionate”.
Lo stesso Warhol è stato chiamato a “illustrare” il mitico album dei Velvet Underground. Chiamato appunto. L’idea dell’opera sarà stata sicuramente sua, ma senza il grande Lou nulla, forse sarebbe stato della banana.
Qui ho voluto provare a invertire il sistema: ho deciso di coinvolgere Fabrizio (K-Conjog) in questa avventura di musicare delle mie opere, da una mostra alla Stelline, alla colonna sonora dell’ultima mia video-animazione e infine in questa avventura del vinile perché penso sia una perla nel mondo della musica italiana.
Mi son sempre chiesto come sarebbe stato il contrario, quando l’artista è libero dal “giogo” della committenza e può fare quello che vuole, non illustrare delle canzoni, ma l’esatto contrario. Bhè adesso lo so.